E allora siamo al ballottaggio:
Francesco Rutelli da una parte e
Gianni Alemanno dall’altra.
Del primo me ne frego altamente,
perché se rieletto continuerà a
non far niente per quella che
era, una volta, la Città Eterna.
Per l’altro ho ben altre
riflessioni che qui di seguito
ripropongo alla memoria di
quegli amici lettori che hanno
la mente scordarella.
Ripercorriamo insieme la
carriera politica che ha visto
Gianni Alemanno giungere sulla
soglia del Campidoglio. Come
tappa; poi lo vedremo confluire
insieme ai finiani nel Partito
Democratico Cristiano del PPE.
Come anticipo vorrei ricordare
che Gianni Alemanno fu uno degli
artefici dell’operazione di
Fiuggi, operazione che ha
portato a riappendere per i
piedi il corpo di quell’uomo a
Piazzale Loreto.
Ecco allora la storia del
fiuggino.
Ai funerali di Giorgio Almirante
e di Pino Romualdi un ben noto
ometto pose solennemente la mano
sul feretro del segretario del
Msi e assicurò che sarebbe stato
l’artefice del Fascismo del
2000. Io rimasi positivamente
colpito da quel giuramento e,
dato che sono un bischero,
credetti a quel gesto tanto
solenne.
Passarono alcuni anni e le cose
cambiarono radicalmente e,
probabilmente a suon di
dollaroni, fino a giungere al
gennaio del 1995.
Non è cosa nuova che
l’operazione condotta a Fiuggi,
in quel mese e in quell’anno, ha
prodotto in me (e certamente in
molti amici lettori) un forte
sconcerto e disgusto, l’uno e
l’altro perdurano nel tempo.
E’ amaro constatare che nel
nostro popolo si annida, da
secoli, il seme del tradimento.
Non nascondo che “quel giorno”
mi sarei aspettato, dopo la
lettura delle “Tesi
Programmatiche”, quale anticipo
per lo spegnimento della
“Fiamma” e la nascita del “Giuda”,
mi sarei aspettato, ripeto, un
rifiuto generale all’operazione
finiana. Questo non avvenne. La
maggioranza, a parte un piccolo
drappello, dette seguito alla
nascita della “cosa AN”.
“Quel giorno”, fatte le dovute
proporzioni, fu compiuto un
tradimento che ricorda quello
dell’8 settembre ’43: allora
Badoglio e i suoi si
consegnarono ai nemici; nel
gennaio ’95 Fini e i suoi
trasferirono un partito che, nel
bene e nel male aveva una
precisa collocazione, nel campo
dei tradizionali nemici.
E i “Giuda” perseverano nel loro
intento.
Pochi giorni fa uno dei
cervelloni di questo disgraziato
Paese ha osservato che in Italia
c’è un burattinaio e ci sono dei
burattini. Per la verità io vedo
solo burattini e se c’è un
burattinaio, questi alloggia
oltre oceano. Ciò è tanto vero
che non appena “qualcuno che
conta” afferma che Mussolini non
fece uccidere nessuno, i
burattini insorgono, ligi al
vecchio – ma sempre
rigorosamente osservato –
“Trattato di Pace” del 1948 che
imponeva, e tutt’ora impone, le
più rigide sanzioni contro il
sorgere di un nuovo Fascismo e
delle sue idee.
Come i lettori hanno potuto
osservare, i burattini (tutti)
sono insorti confermando, una
volta di più, il timore che
“quell’uomo” incute a questa
masnada di disonesti e incapaci.
I “tarantolati” sono consci che
se il popolo tutto conoscesse la
verità sulla nostra recente
storia, probabilmente le loro
fortune avrebbero, finalmente,
fine. Essi sono giunti al punto
da indurre il Presidente del
tempo (Ciampi) a convocare
l’infelice che ha avuto la
malaugurata idea di
“riabilitare” Mussolini.
Ovviamente i più accaniti sono,
come al solito, gli ex “epigoni”
di Stalin, ma non meno feroci
sono proprio gli ex
“discendenti” di Mussolini e fra
questi spicca un certo Alemanno
che, ancora unto dell’acqua di
Fiuggi, ha sentenziato: <c’è una
condanna storica che è unanime e
non è stata mai messa in
discussione ecc. ecc.>. E no,
caro Alemanno, forse nel
crogiolo dorato della “casa
delle libertà”, dove hai fondato
le tue fortune materiali, esiste
una condanna del genere, ma sino
a pochi anni fa la pensavi in
modo completamente diverso. Non
sarai un Pico della Mirandola e,
allora provo a rammentarlo.
Giovanni Alemanno aveva iniziato
la sua attività politica dal
1971 in seno al Movimento
Sociale Italiano (partito
notoriamente fascista) emergendo
come attivista convinto e
convincete. Dal 1972 al 1976 è
stato dirigente della
corporazione studentesca del
Fronte della Gioventù (i nuovi
“Giovani Fascisti”). Dal 1976 al
1981 ha ricoperto l’incarico di
dirigente provinciale del Fronte
della Gioventù di Roma e di
dirigente federale del MSI per
la politica scolastica. Sempre
in seno al “partito notoriamente
fascista” ha svolto una intensa
attività politica, passando
dalla carica di segretario
provinciale del FdG (1982) a
dirigente dell’Esecutivo
nazional giovanile, per poi fare
parte del Comitato Centrale del
MSI (1984). Nel 1988 venne
eletto Segretario Nazionale del
Fronte della Gioventù,
succedendo al Segretario del
Partito Gianfranco Fini.
Ma ora viene il bello: il suo
antiamericanismo (di allora) lo
portò ad organizzare, il 28
maggio 1989 a Nettuno, una
drammatica manifestazione con i
giovani del FdG: manifestazione
che riuscì a bloccare il corteo
del Presidente americano Bush
(padre) per protestare contro la
celebrazione della occupazione
alleata del 1945. La durissima
reazione delle Forze dell’Ordine
causò il ferimento e l’arresto
di Alemanno e di numerosi altri
militanti, provocando in tutta
Italia manifestazioni di
solidarietà da parte del mondo
giovanile e dei reduci della
Repubblica Sociale Italiana.
Insomma una bella carriera in
“camicia nera”. Come si vede, il
bagno nell’acqua di Fiuggi era
lontano e Alemanno, con i
“camerati” Maceratini, Fini,
Bontempo e tanti e tanti altri
ancora, erano intenti a cantare
“Giovinezza”, ad esaltare
Mussolini e il Fascismo; e non
fantasticavano stupide, ignobili
e antistoriche “condanne” che
servono solo a tenere in vita
uno Stato che non c’è, se non
quello dei corrotti e dei
corruttori.
Poi l’illuminazione “sulla
strada di Fiuggi”, e come per
incanto, non più “Giovinezza”,
ma “Stars and Strips”, mai più
il saluto romano, ma una
“condanna senza appello” di
Mussolini e del Fascismo, non
più socializzazione, libero
mercato.
E allora: o Alemanno e i suoi ex
“camerati” erano imbecilli prima
di Fiuggi, o sono imbecilli oggi.
Questo se sono in buona fede e
in perfetta onestà. Oppure
Alemanno e “camerati” hanno
furbescamente sfruttato la
credulità di coloro ( e fra
questi c’è anche il bischero che
scrive queste note) che hanno
creduto nelle idee innovatrici
del Duce del Fascismo facendone
il trampolino di lancio per
sedersi sulle poltrone dorate
del benessere materiale.
E’ questo il trionfo della
materia sullo spirito, delle
Banche sul pensiero, del piacere
sul dovere, dell’ipocrisia sulla
lealtà, di Giuda su Cristo, o,
sempre parafrasando Appelius,
l’apoteosi definitiva, e senza
altre speranze, dell’oro sul
sangue?
In ogni caso: <Il tradito può
essere un ingenuo, ma il
traditore è sempre un infame>
(Benito Mussolini).
E il traditore non deve essere
premiato, ma disprezzato e
punito.
E allora, per tornare a bomba,
come si usa dire, amici che mi
chiedete come la penso, la
risposta è semplicissima:
nessuna preferenza al traditore.
Oltretutto chi ha tradito non
può essere premiato, addirittura,
da chi ha subito il tradimento.
Quindi al ballottaggio, tutti al
mare.
Anche se dovesse diluviare.
Io ci andrò!























